Quanti anni sono passati dagli anni ’70 quando le nostre madri, zie, nonne, sorelle, hanno combattuto per i nostri diritti? Quei diritti che oggi diamo per scontato, ma che ancora non bastano per definirci “pari agli uomini”? Tanti, tantissimi, direi troppi…Eppure oggi, nel 2012, dobbiamo ancora combattere, scrivere canzoni, guidare campagne, tutto per dover ancora ribadire la nostra “uguaglianza” agli uomini, possibile???

Riprendendo in mano questo blog, non volevo ridurmi a scrivere sempre e solo di gossip, consigli di bellezza ed affini, non c’è niente di male, ma volevo solo un pò distinguermi, scrivere anche di altri argomenti, ed ascoltando alcune canzoni che, appunto, esaltavano il nostro ruolo nella società ho iniziato a chiedermi: “possibile che ancora oggi dobbiamo ricorrere nel femminismo????” allora ho iniziato a riflettere su molte delle cose che ci circondano, e mi sono resa conto che nel ’68 le nostre “sorelle” hanno dato inizio ad un processo che ancora tutt’ora ha bisogno di battaglie, eppure molte di noi si siedono sugli allori, non ci rendiamo conto che la strada è ancora lunga.
Facendo un giro in libreria, per comprare un regalo alla mia amica, mi sono imbattuta in un saggio (che per altro vi consiglio: “Indignate è il momento di dire basta“- Donatella Bersani- Newton Compton Editori) che parla proprio di questo, di quanti dei nostri “diritti”, per i quali abbiamo combattuto e vinto, in realtà sono delle armi a doppio taglio. Vi faccio un esempio: la maternità dopo la gravidanza è un problema per i nostri datori di lavoro, a quante di voi è capitato di presentarsi ad un colloquio di lavoro e sentirsi dire l’antipatica frase: “lei è fidanzata? tra quanto pensa di sposarsi?” Perchè??? Non è giusto che molte di noi debbano rimandare o addirittura rinunciare ad avere un figlio per non perdere il lavoro.
A proposito di lavoro, le donne che occupano i livelli alti delle società sono poche, è cosa nota inoltre che le donne guadagnino meno degli uomini, e se, nel fortunato caso, in una coppia sia la donna a guadagnare di più, per l’uomo è un problema, quasi l’avessimo evirato, ed è spesso causa di rottura. Il nostro lavoro viene ancora visto come un modo per “arrotondare” lo stipendio dell’uomo, e se dovessimo avere un figlio dovremmo rinunciare al tempo pieno preferendo un part-time solo perchè è nostro compito occuparci dei bambini. In Europa e nel resto del mondo occidentale, esistono asili nidi aziendali e quelli comunali…un miraggio in Italia. Infatti molte donne dopo la nascita del primo figlio lasciano il lavoro perchè non possono permettersi l’asilo nido privato e non hanno aiuti famigliari. Sapevate che in Norvegia esiste la paternità??? Sì sì avete capito bene, lì i padri possono richiedere la paternità per restare a casa ad accudire i figli. Utopia per noi.
Comunque la maggior parte di queste cose son risapute, ma che diamo per scontato, come se fosse assolutamente normale. E’ intrinseco nelle nostre menti, nella nostra cultura. Ma chi l’ha deciso??? Perchè dobbiamo sgobbare solo noi in casa, crescere i figli, sentirci chiamare “puttane” se magari abbiamo avuto più di un ragazzo? Perchè dobbiamo sentirci dire “son cose da donne”? Perchè dobbiamo rinunciare ai nostri sogni di gloria per avere una famiglia?Perchè dobbiamo sentirci inferiori agli uomini? Perchè dobbiamo continuare a fare questo discorso???
Io risposte non ne ho, ma spero che in un futuro, una mia futura ed eventuale figlia possa non dover dire: “è normale siamo donne, fossimo nate uomini sarebbe diverso…”, mi rendo conto che è un bel sogno, ma se davvero vogliamo una parità con gli uomini dobbiamo ancora lottare, lottare, lottare!!!
L’anno scorso milioni di donne sono scese in piazza il 13 febbraio per rivendicare i propri diritti, le proprie libertà, la loro indignazione, con il movimento “se non ora quando”, e sembra che quest’anno l’evento si ripeterà…..la data è ancora da decidere, ma io vi consiglio di tenere gli occhi aperti su questo sito: http://www.senonoraquando.eu/
Baciuz
Bonzai Girl